LA SCONFITTA DELLA MENZOGNA E DELLA PAURA

1980 di Valeria Taradash

Parlare, scrivere di nonviolenza, significa partire da due concetti fondamentali: la sconfitta della menzogna e quella della paura.
La nonviolenza non è fatta di dogmi, di postulati. L'unica cosa fissa e immutabile è la sua essenza, raccolta nel significato semplicissimo della parola: NONVIOLENZA. Se cerchiamo questo termine sul dizionario non lo troviamo, non c'è. Dobbiamo andare alla lettera V per trovare il suo significato. V : violenza. E qui c'è scritto: impeto, forza soverchiante e in atto, furore. All'aggettivo violento invece c'è questa definizione: che usa con impeto la forza contro cosa o persona, e guasta, offende, danneggia, distrugge.
La nonviolenza è quindi il rifiuto di tutto questo. Il suo contrario. La ribellione. Una parola che un dizionario non registra contro un'altra parola registrata e distruttiva.
Proviamo allora a cercare sul dizionario la parola amore, oppure cielo o stella o fiore. Sono fredde. Le spiegazioni sono fredde. Ma se viviamo l'amore, se guardiamo il cielo, se cerchiamo una stella, se annusiamo un fiore ... ecco che tutto cambia. Non c'è più freddezza ma calore. Perchè non sono più parole, termini astratti, lontani ... tutto questo diventa vita. Noi viviamo l'amore, il cielo, la stella, il fiore.E allora non c'è bisogno di cercare paroloni, di sprecare voce, di inventare significati e interpretazioni. La nonviolenza è vita. E' semplice e, come tutte le cose semplici, difficile per l'uomo.
La nonviolenza ha le sue radici nella realtà della vita, la violenza ha le sue radici nella falsità delle imposizioni che abbiamo sempre subito. E chi non riconosce questo dato di fatto che considera la lotta nonviolenta un'utopia. E qui entrano in campo la menzogna e la paura. Ci hanno fatto nascere e crescere nella menzogna e nella paura. C'è un motivo preciso. Queste sono le armi più importanti nelle mani di chi detiene il potere, e potere significa sempre sopraffazione e privilegi dei pochi nei confronti dei molti.
Siamo usciti dal ventre di nostra madre subendo violenza. Negli ospedali si nasce così, con uomini e donne mascherati che ti prendono per i piedi e ti sculacciano per schiaffarti poi in una stanza asettica, lontano dalla mamma. E scientifico il fatto che i traumi subiti non appena si viene alla luce, restano impressi sul bambino; non vengono cancellati. Il parto nonviolento per cui tante e tante donne si battono è un importante rifiuto del primo atto di violenza subito dall'uomo nella sua vita.
Poi la scuola, la religione. Io ricordo alle elementari quando dovevamo alzarci e sederci a comando, quando dovevamo camminare perfettamente in fila come un piccolo esercito, quando arrivavano gli ordini "mani in prima" e "mani in seconda". Significava mi pare mani congiunte davanti e poi dietro. A cosa serviva? Apparentemente a niente, in realtà a dimostrare il potere degli insegnanti su dei bambini di poco più di sei anni. E la preghiera del mattino a un Dio che non sapevamo chi fosse nè cosa volesse da noi, la dottrina imparata a memoria, la confessione in chiesa a un prete nero ed estraneo.
Le prime menzogne su un inferno che ci avrebbe inghiottito se non avessimo confessato i nostri peccati (ma quali peccati può commettere un bambino?) prima della comunione, un inferno pronto a bruciarci se avessimo toccato con i denti l'ostia. Ci dicevano che l'ostia era Gesù e che toccandola con i denti l'avremmo fatta sanguinare. E' storia vera questa, è storia di molti bambini oggi adulti e purtroppo anche di molti bambini ancora bambini. Le menzogne, la paura. Non è forse terrorismo questo?
E crescendo poi comincia il rifiuto, la contestazione a tutte le falsità e le imposizioni subite. Ma le nuove menzogne e le nuove paure sono pronte. La scuola non finisce così presto. C'è ancora da imparare bene la competizione nei confronti degli altri, l'emarginazione di chi viene da famiglie povere e ignoranti e non sta al passo, il privilegio di chi è figlio di "qualcuno". Alle medie mi ricordo bene la nostra professoressa spauracchio. Davanti a lei c'era chi vomitava per la paura, chi piangeva. E i preti, immancabili. Alle Magistrali mi ricordo una ragazza di campagna, figlia di analfabeti, che prendeva tutti due e tre, che nessuno aiutava, che faceva ridere gli altri quando apriva bocca per il suo linguaggio sgrammaticato. Mi ricordo come fu emarginata dagli insegnanti e dagli altri studenti, presi nel gioco della violenza e della sopraffazione (non lo era forse?). Schernita e violentata in quel modo fu costretta a ritirarsi dopo tre bocciature consecutive.
All'esame di maturità invece mi ricordo il riverente saluto dei professori della commissione nei confronti della figlia di un giudice: tutti otto e nove. E noi seduti, a guardare questi strani esseri che dovevano giudicarci e se ne stavano tutti in piedi a stringerle la mano, prima ancora che desse l'esame, solo perchè aveva un bel cognome.
E si potrebbe continuare con mille altri episodi, ma non serve molto perchè ognuno li ha vissuti e ognuno li conosce.
Ho citato questi esempi solo perchè ci si possa rendere conto di come la logica della violenza è cosa inventata da chi da essa trae giovamento e imposta quindi, come normalità, dal primo giorno della nostra vita.
Da questo nasce l'utopia della nonviolenza che dovrebbe essere in realtà la vera e unica normalità, perchè la vita, quella vera, quella degna di questo nome, non ha assolutamente bisogno di violenza.
Al contrario la violenza, e questo penso proprio sia palese a tutti, è, in ogni sua manifestazione, una minaccia alla vita.
La violenza fisica è solo la forma più evidente di minaccia, ma menzogna e paura — lo ripeto perchè ritengo questo concetto fondamentale - sono mezzi più sottili e quotidiani per attentare al miglioramento della qualità della vita, del vivere contro il lasciarsi vivere.

Nonviolenza non è soltanto rifiutare la logica delle armi, degli eserciti e della guerra. E' qualcosa di molto più vasto e profondo che abbraccia tutto il nostro modo di essere e di vivere, che interessa prima di tutto il nostro rapporto con noi stessi e con gli altri.
Conoscere sé stessi. E' una frase mille volte sfruttata e quasi sempre a sproposito. E' invece, se usata senza retorica nel suo pieno significato, la base per conoscere gli altri. Attraverso la propria e l'altrui conoscenza si può capire il senso della nonviolenza, la sua importanza, la sua essenzialità nel tentativo di cambiare la vita, di trasformare la corsa verso la distruzione in una corsa verso la vita.
Capire che la violenza porta solo violenza è talmente facile!
Hanno sempre usato la storia per imporci la convinzione che la violenza esiste da quando esiste l'uomo; perchè non usare l'esempio della storia per dimostrare invece la teoria che la violenza porta solo altra violenza? Perchè non dimostrare che la storia è stata fatta e scritta sulla base dell'operato dei regimi di sempre, dei generali di ogni tempo? Sulla base quindi della logica del potere e della violenza di chi il potere voleva conquistare e mantenere?
Generali, papi e capi di Stato: sono loro i protagonisti dei nostri libri di storia. E da qui la deduzione che la violenza è insita nell'uomo. Ma l'uomo è quello che incontriamo ogni giorno andando a lavoro, passeggiando, oppure è il generale, il papa o magari Cossiga? Tra le persone che ognuno di noi conosce personalmente, sono più numerosi e rappresentativi coloro che cercano di vivere in un mondo più pulito e umano o coloro che tengono in piedi un regime falso, corrotto e violento? Ci sentiamo più vicini a chi come noi si batte per una vita diversa e migliore con metodi nonviolenti o a chi getta le bombe inserendosi perfettamente nella logica del potere, della lotta violenta per il potere?
Eppure la storia registrerà gli atti degli uomini del regime e dei terroristi (gli aspiranti) e non la vita di ogni giorno di chi rifiuta tutto questo. Così come il dizionario registra la parola violenza e non la parola nonviolenza.

Per arrivare a capire e soprattutto a vivere la nonviolenza è necessario amare la vita, amare le cose vere della vita: la natura, gli animali, i sentimenti, gli affetti, la gente. Penso che sia difficilissimo, se non addirittura impossibile, riuscire ad essere nonviolenti nelle azioni e nei gesti di ogni giorno, se si è perfettamente inseriti nel modello di frenesia e pazzia collettiva che rappresenta adesso il modo di trascorrere una giornata, soprattutto nelle grandi città.
Quante volte mi capita di chiedere "come stai?" a un amico, e quante volte mi sento rispondere "eh, così! Tiro avanti!".
L'insoddisfazione è spesso determinata proprio da questo tirare avanti che è tutt'altra cosa di vivere. Quante volte nel giro di poche ore ci sentiamo dire Buongiorno o Arrivederci. E mai ci capita di fermarci a pensare un attimo il vero significato di queste parole. Sono convenevoli, sono forme di educazione che ci hanno insegnato da sempre, non rappresentano altro. Può sembrare banale, eppure io voglio un mondo dove buongiorno e arrivederci vogliano dire davvero buongiorno e arrivederci. Io vorrei tanto che chi dice buongiorno lo facesse con l'intenzione di augurare una buona giornata all'altro e chi dice arrivederci esprimesse davvero il desiderio di rivedere al più presto l'altra persona.
Che cosa c'entra tutto questo con la nonviolenza? Per me c'entra eccome!
Perchè è anche attraverso queste considerazioni, questa scoperta del vero significato di parole troppo usate e poco pensate, che sono arrivata alla scelta nonviolenta.
Ho un motivo valido e concreto nell'affermare che, a mio parere, per comprendere la nonviolenza come nuova e migliore qualità della vita, è necessario amare la vita, la natura, gli animali. A molti forse può sembrare strano, assurdo, paradossale, (ad altri spero di no), ma il mio primo vero maestro di nonviolenza, non come teoria ma come pratica quotidiana, è stato un cane: Spot.
Adesso è morto ma mi ha lasciato un'eredità grandiosa.
Saranno in molti gli scettici che scuoteranno la testa a questo punto e forse penseranno che sono matta. Ma non ci resto male, sono abituata... in fondo forse mi va bene così. Se quello che succede intorno a me è la normalità, allora sono contenta della mia pazzia. Ad esempio quando andavo nei prati con Spot e lo osservavo mentre apprezzava la bellezza della natura col suo annusare continuo, col suo amore incredibile per i fiori, per i bambini, per i cuccioli di ogni tipo di animale; quando lo guardavo correre e giocare e muovere la coda al suono della mia voce e ridere con me durante i giochi — perchè anche gli animali sanno ridere - in quei momenti io imparavo tante cose.
Avete presente quando i cani si rotolano felici nell'erba dando colpi di muso, e di zampe? Beh! Io con lui facevo altrettanto: imparavo la gioia di rotolarmi nel verde, di sentirne l'odore. E molta gente passando, mi prendeva per matta. Lo vedevo da come mi guardavano. Spot aveva l'abitudine di scoprire i fiori e di chiamarmi, abbassando la parte anteriore del corpo con le zampe davanti schiacciate a terra, perchè anch'io andassi a vedere e ad annusare con lui il fiore. E io andavo e, in ginocchio sull'erba, annusavo il fiore senza coglierlo. Eravamo noi i matti o quelli che passavano in fretta senza accorgersi del fiore? Eravamo noi che vivevamo il profumo di quel fiore o gli altri che avevano nel naso la puzza dei tubi di scappamento delle auto?
E di nuovo la domanda... si, bella scena, magari anche poetica, ma che c'entra la nonviolenza? Ecco, io in queste pagine non voglio scrivere un trattato, non voglio fare politica come si fa normalmente; voglio invece scrivere di vita, parlare di quella vita che la fretta, i falsi valori del nostro tempo, ci stanno negando.
Perchè è attraverso questa scoperta della vita e delle sue bellezze che sono arrivata alla nonviolenza. Sempre osservando gli animali e leggendo libri di etologia (la scienza che studia il loro comportamento) e vivendo con Spot, ho capito molte cose. Ho recuperato il mio essere animale uomo, anzi animale donna. L'etologia ci parla dell'aggressività nell'uomo e negli altri animali; ma mentre nell'uomo questa aggressività sfocia nella violenza assurda e distruttrice, negli altri animali questo non succede. L'aggressività per loro è funzionale alla vita, è un rito e basta: esiste una forma di lealtà incredibile nelle lotte tra gli animali, esiste la resa del più debole di fronte al più forte che fa si che quest'ultimo non uccida il vinto ma lasci che se ne vada per la sua strada. Nell'uomo no. Tutto questo è perduto da tempo. Ma l'esempio degli animali è da tenere di conto perchè niente ci impedisce di recuperare questa forma di inibizione della violenza che abbiamo perduto. La capacità di non fare violenza e di bloccare la violenza altrui è un patrimonio importantissimo che possiamo e dobbiamo ad ogni costo ritrovare.
Un gioco che ho imparato a fare, sempre osservando il mio cane, è questo. Uscire un mattino come se quello fosse il primo giorno della mia vita, la prima volta che vedo e scopro le cose che mi circondano. Lo faccio spesso. La mente pulita, gli occhi come di una bambina che si accorge per la prima volta del mondo... e quante cose si trovano! I sassi. Nessuno pensa mai a un sasso, a perchè esiste un sasso ... eppure io scoprivo i sassi come se non li avessi mai visti, scoprivo i profumi, gli odori buoni e cattivi, la luce del sole, gli alberi, i tramonti sul mare, la luna, le stelle. Annusare la vita: è così che chiamo questo gioco. Ma insieme alla bellezza trovavo anche l'assurdo della gente che correva, delle strade intasate dal traffico, della noia di tanti giovani che riempivano una piazza per ore e ore senza sapere che fare né dove andare. L'assurdo poi ancora più tremendo delle persone "serie".
Le persone "serie" che non hanno mai tempo, che non si fermano mai nel loro gioco di corsa ai soldi, al successo, al potere; le persone "serie" che hanno altre cose a cui pensare, che corrono e non si sa dove o perchè, che non notano alcuna differenza quando l'inverno a poco a poco si trasforma in primavera; le persone "serie" per cui ogni giorno è uguale, per cui il sole è qualcosa che infastidisce gli occhi e la pioggia qualcosa che rende scomoda la vita; le persone "serie" che, prese dal loro orgoglio di essere tanto serie, non si accorgono che invece di vivere si limitano a lasciar passare il tempo su di loro.
E di nuovo che cosa c'entra la nonviolenza? Ma quello che voglio dire è così semplice! La nonviolenza è la vita! E' quella vita che ci hanno rubato, di cui siamo stati defraudati quasi completamente.
Non è vita lasciarsi prendere da un meccanismo allucinante dove il terrore è normale e l'amore fa scandalo, dove l'essere tristi, l'essere "in crisi" è normale, e il provare gioia è ridicolo.

La violenza dei terroristi, la violenza in generale, può spezzare vite umane, può distruggere molto senza costruire niente; ma è un modo come un altro per integrarsi nel sistema, combattendolo con le sue stesse armi. Non può quindi cambiare il mondo. Con la violenza non si recuperano la gioia di vivere, la fantasia, l'entusiasmo di stare insieme, l'amore, la voglia di lottare uniti per un mondo dove la follia si trasformi in saggezza, dove la corsa agli armamenti si fermi per lasciare posto a una vera ricerca di pace. La guerra è solo un gigantesco interesse economico attraverso il quale l'industria bellica si muove e arricchisce pochi uomini, uccidendone molti.
E' con l'essere uniti nelle battaglie nonviolente che si possono fermare queste ingiustizie, che si può recuperare il reale senso della vita.
La violenza non bloccherà le centrali nucleari, le guerre fredde o calde, la morte per aborto clandestino, la miseria di troppa gente, la ricchezza e i privilegi dei pochi, l'imperialismo delle grandi potenze, lo squallore di una vita ridotta a mera lotta per la sopravvivenza, la tristezza di trovarsi in mezzo a tanta gente e sentirsi soli, il razzismo nei confronti del diverso, l'emarginazione, gli omicidi compiuti da chi si arricchisce col mercato dell'eroina, lo sterminio per fame di 50 milioni di esseri umani ogni anno.
I governi di tutto il mondo non rispecchiano affatto i bisogni, i desideri della gente. L'uomo è molto migliore di quanto vogliono farci credere coloro i quali, per difendere i propri interessi, tentano di imporre la paura e la diffidenza dell'uomo nei confronti dell'altro uomo. Il potere vuole privarci della nostra identità di individui per ridurci a massa che produce, consuma e accetta senza ribellarsi. Ma deve fare i conti con la nostra presunzione, la presunzione di chi, scegliendo la nonviolenza, ha scelto l'uomo, ha scelto il rispetto, ha scelto l'amore, ha scelto la vita. Deve fare i conti con la presunzione di chi, credendo ancora e sempre nell'uomo, crede di conseguenza di poter cambiare il mondo. E questa convinzione ci viene dal fatto che finora tutti i vari sistemi politici, occidentali o orientali, non sono riusciti a dare un volto nuovo a un pianeta votato all'autoannientamento.
Quando si parla di sistemi politici non si riesce a dire il migliore o il peggiore. Questo perchè in effetti si passa dal peggiore (il più brutale, il più costrittivo, il più dittatoriale), a quello che invece rappresenta il minor male (il più democratico, il più liberale, il meno poliziesco). Però, democrazia o dittatura, comunismo o capitalismo, comunque si chiamino, qualunque sia l'impostazione politica ed economica degli stati, la violenza è sempre presente. Presente nello stato e nel suo modo di governare, presente nella lotta di chi vorrebbe cambiare la situazione. E questo ci fa riflettere e ci porta alla conclusione che attualmente e in realtà da sempre - ma prima non lo avevamo capito - solo una battaglia nonviolenta potrà cambiare il mondo in maniera radicale. L'amore invece dell'odio. Si tende troppo spesso a sottovalutare la capacità di lotta e di cambiamento da parte dei nonviolenti. E' un errore gravissimo. Il nonviolento non è colui che subisce passivamente, non è colui che si può bloccare, imprigionare, magari uccidere senza temere reazioni. Cosi si ferma la violenza da sempre: la violenza contro altra violenza.
Contro la nonviolenza tutto si complica perchè entra in gioco il rispetto per gli altri, l'amore per gli altri.
L'uomo è l'unico animale che ha armi esterne al suo corpo: disarmando chi usa violenza, si ferma anche la sua lotta.
Ma come disarmare e fermare chi si batte con la sola forza del proprio corpo, della propria mente, dei propri convincimenti?
Da molti anni ormai le lotte nonviolente si susseguono; le battaglie, alcune perdute, altre vinte, non si fermano. Il movimento nonviolento cresce invece di diminuire. C'è chi è andato più volte in carcere per questo; c'è chi in questo momento è ancora in carcere, ma anche dalla prigione può battersi. Perchè non ha bisogno di una pistola o di un mitra per comunicare le sue idee, ma solo di se stesso e degli altri. E fuori altri compagni continuano a battersi contro la morte per la vita, trovando ogni volta nuove persone disposte a unirsi.
E' difficile, parlando con la gente, trovare qualcuno che condanni le nostre lotte nonviolente. Semmai c'è chi teme non siano efficaci contro sistemi che di violenza invece sono saturi. Però queste sono le stesse persone che condannano il terrorismo, che cercano e vorrebbero un mondo dove l'amore vince sull'odio.
E' la loro diseducazione che li porta allo scetticismo; è il loro essersi abituati alla violenza pur rifiutandola; è la vecchia cultura del più forte che vince sul più debole sempre e comunque.
Sta al nonviolento riuscire con le proprie azioni a dimostrare che la forza, la vera forza, è un'altra. Che il forte in realtà non è il meglio armato, il debole non è chi subisce la prepotenza altrui. Forte è chi vive delle proprie idee; chi realmente è libero da indottrinamenti o convinzioni imposte; chi ha fatto la propria scelta in piena autonomia e libertà. Debole è chi è stato mutilato e condizionato in questo suo essere pienamente e dignitosamente uomo.
E' una cultura nuova, una cultura che nasce adesso e si affaccia sul futuro, quella che propone la nonviolenza.
Quanta gente è morta invano per ideali in cui credeva davvero, senza rendersi conto che le cause per cui si batteva erano false e imposte dall'alto? Quante vite sono state sprecate nel nome della bandiera, della patria? Quanti morti, con o senza divisa, perchè nessuno mai voleva o poteva rendersi conto di combattere contro altri uomini proprio come lui, con gli stessi bisogni, gli stessi desideri, gli stessi sentimenti?

Imparare il rispetto per se stessi e per gli altri è fondamentale. Per crescere ancora come movimento è necessario combattere la sensazione di impotenza che molta gente prova. Se tutti coloro che sentono il bisogno di cambiare questo mondo non avessero su di sé un'apatia dettata dalla errata convinzione di non poter far niente si unissero, tale cambiamento che oggi sembra tanto difficile diventerebbe un fatto naturale e spontaneo.
Per chi ha scoperto in sè la giustezza dell'azione nonviolenta, appare assurdo un comportamento diverso; appare ingiusta la sfiducia nei confronti degli altri; appare incredibile il ricorso costante alla violenza che si attua ogni giorno credendo di risolvere qualcosa.
Per me la nonviolenza, essendo fondata sul rispetto, è come un fiore che profuma l'aria intorno a noi e non appassirà mai, come una stella che possiamo scorgere anche quando il cielo è coperto di nuvole. La nonviolenza è amore. E allora, come non amare l'amore?
Dentro ognuno di noi esiste una capacità immensa di dare e ricevere amore. E' una realtà, non un'illusione. E allora perchè non mettere l'amore al servizio della lotta contro l'ingiustizia? Perchè non lottare con amore per la vita?

Ci stanno portando via i patrimoni più belli e importanti della vita. Li stanno uccidendo. Ma si può ancora cambiare. E' un mondo inquinato in ogni senso il nostro, un mondo che pare avviato alla catastrofe. E' un mondo nel quale lo spazio per uomini, animali, vegetali, diventa sempre più ristretto, sempre meno vivibile. La gioia di vedere un albero in fiore a primavera è riservata a chi va o vive nelle campagne... ma anche là tutto sta mutando, degenerando. Il piacere di mangiare cibi genuini è ormai un ricordo lontano; godersi un bagno in un mare limpido e pulito è privilegio di chi può permettersi una crociera nei pochissimi posti rimasti incontaminati.
Ma tutto questo è un patrimonio che dobbiamo riconquistare perchè patrimonio di tutti. Perchè non esiste proprietà privata sulla natura, perchè la bellezza è e deve essere, ammirata e goduta da tutti.
Esiste una tragica mentalità nata con l'imposizione della proprietà privata: che ciò che appartiene a tutti non appartiene a nessuno, ed è quindi cosa di poco conto, da calpestare, da non considerare, da lasciare in mano a chi sa specularci sopra. Una vera battaglia ecologica e nonviolenta è indispensabile per ridare al nostro pianeta un aspetto di terra che dà e nutre la vita e per restituire agli uomini la loro giusta dimensione. La natura, l'arte, la cultura non possono essere ridotte a privilegi di pochi ma devono essere restituite all'umanità perchè tutti possano apprezzarne la bellezza e utilizzarne i contenuti attraverso la conoscenza.
Da nonviolenta sono convinta che nessun uomo sia capace di vivere, nel pieno significato della parola, se privato di ogni gioia e slancio che gli permetta di essere veramente sé stesso.
E' questo che minaccia il vecchio mondo e i sistemi politici che lo sostengono: la riconquista della propria personalità. E questa riconquista passa appunto attraverso la riappropriazione di beni indispensabili come natura, arte, cultura. Non è la violenza che può far crollare il vecchio mondo, ma la conoscenza, la coscienza di noi stessi e tutto quello che ne consegue.
Perchè ogni uomo, una volta liberato dall'oppressione del bisogno, della necessità quotidiana di produrre per procurarsi il cibo, può trovare la via giusta per ribellarsi in maniera nonviolenta alle ingiustizie che lo circondano. Ogni uomo che riesca a scrollarsi di dosso l'apatia, l'alienazione, la stanchezza di una vita sempre uguale, la noia di mille incontri privi di veri rapporti con gli altri, ogni uomo, a quel punto, diventa un amico di sé stesso.
Con questo processo che cosa succede? Agli amici, quando si vuol bene, si cerca di donare il meglio di noi, si tenta di tirar fuori quella scintilla d'amore che rende un'ora diversa dalle altre ore, un giorno diverso dagli altri giorni. Diventando amico di sé stesso l'uomo diventa amico del prossimo e la scintilla si trasforma in una fiamma che non distrugge ma dà calore, un fuoco allegro e colorato che chiede solo una cosa: vivere!
E vivere vuol dire cambiare, lottare insieme per un mondo diverso, per un mondo bello.
C'è qualcosa negli occhi di tanta gente che ho incontrato che mi ha fatto pensare a questo fuoco represso. A volte brucia di colpo e si esaurisce con facilità perchè la strada verso la riscoperta di sè stessi è lunga e piena di ostacoli.
Però quella luce negli occhi, quel lampo di fantasia, di follia come lo chiamerebbero le persone "serie", torna, torna prepotente ed esplode nella vita, nel ritrovare la propria personalità e quindi il proprio amore per la vita. E' un po' come nascere una seconda volta. Liberarsi dalle catene della normalità, dal peso delle istituzioni, dei falsi valori; liberarsi dalle paranoie di ogni giorno, dalla diffidenza verso l'altro, dalla paura di essere quelli che siamo. Tutto questo significa nascere una seconda volta, gettare la maschera che abbiamo portato per troppo tempo recitando parti che non erano vere, ma semplicemente comode e funzionali.
Gettare la maschera è rinunciare ai ruoli imposti, è accettarsi e migliorarsi, è lottare per sé stessi e per gli altri per cambiare il mondo.
Il traguardo della scelta nonviolenta passa attraverso tutti questi stadi. Ma a questo punto lottare diventa bello e facile perchè non si ha più niente da perdere e tutto da guadagnare. Anche andare in carcere per quello in cui si crede, come tanti obiettori di coscienza, come tante donne che si battono per un aborto finalmente libero, non è più un disonore come forse si pensava prima, ma diventa un modo nuovo per accostare altra gente e lottare ancora.
Non c'è più la paura di non trovare un lavoro o una "sistemazione" perchè l'unico interesse è vivere e amare e cosi si trovano sempre amici e c'è sempre da lavorare tanto per chi vuole vivere e amare.
Per chi ha compreso il senso vero della nonviolenza, l'amore assume nuove forme. La gelosia, il senso del possesso spariscono. Non c'è più quella forma egoistica di amore che pensa a sé stesso, che vuole mangiare la persona amata, limitandola nella sua libertà e indipendenza.
Amore diventa dividere le gioie della vita: l'entusiasmo della lotta per il cambiamento, l'allegria del giocare insieme come i bambini.
Avremmo tante cose da imparare dai bambini. Ma perchè non ricordarci di essere stati anche noi bambini? Di aver goduto della scoperta delle cose belle, di aver desiderato di dare e ricevere amore tante e tante volte?
Perchè non guardarci allo specchio un bel mattino e fare il gioco dell'annusare la vita con noi stessi per ritrovare il bambino che è dentro di noi con la consapevolezza dell'adulto? Quando correre nei prati, carezzare il pelo morbido di un animale era mille volte più importante di avere una bella automobile o una costosa pelliccia? Il consumismo, la vita in città, ci hanno fatto credere di aver bisogno di cose in realtà del tutto superficiali e marginali.
Quante vetrine in centro piene di cose perfettamente inutili!
Eppure sulla spinta della pubblicità fatta attraverso i mass-media, noi entriamo e compriamo. Ma quello di cui abbiamo bisogno non si compra con i soldi ma con la fatica quotidiana della ricerca di nuovi strumenti nonviolenti per costruire tutti insieme un mondo diverso.
E allora la nonviolenza è tante, tante cose. E'....
verità contro la menzogna
liberazione dalla paura
desiderio di giustizia
rifiuto di ogni tipo di maschera
conoscenza di sé stessi e degli altri
creazione di una nuova cultura
volontà di pace contro tutte le guerre
riscoperta della natura e dell'arte
esplosione della fantasia
amore che prevale sull'odio
VITA contro la MORTE
La nonviolenza è l'ultima possibilità per noi tutti di salvare un mondo che va verso la distruzione e quindi di salvare noi stessi.
La nonviolenza non si impara su un libro, né su questo né su altri, si vive, si scopre... annusando la vita!!!

Valeria Taradash

Valeria Taradash
La sconfitta della menzogna e della paura
Cannoni e bombe
U.S. Soldiers
Il regno è sulla terra.

Davide Melodia
L'ipotesi nonviolenta
Arte e nonviolenza

Adele Faccio
Una scelta alternativa: la nonviolenza